Screen Shot 2019-01-08 at 07.56.09

L’Albero dello Yoga

Nel corso dei secoli i discorsi sullo yoga sono stati affrontati in modi diversi a seconda dei periodi storici, delle zone geografiche, delle influenze culturali. Se prendiamo come riferimento il sistema dell’Astanga Yoga, possiamo rintracciare in che modo le varie pratiche legate a questa disciplina hanno dato vita ai diversi percorsi evolutivi conosciuti oggi come le varie forme di yoga.
Sebbene oggi prevalga una forte diversificazione, la pratica integrale di questa disciplina riunisce tutti gli aspetti in uno stile di vita che li comprende tutti.Nell’arto dell’Astanga Yoga chiamato Niyama, esistono alcune pratiche che sono hanno radici nell’India antica e hanno dato origine a tre fondamentali percorsi: Il Karma Yoga, il Bhakti Yoga ed il Jinana Yoga.

Il Karma Yoga, lo yoga dell’azione, si fonda sul servizio disinteressato: il praticante si dedica ad agire senza aspettarsi il frutto delle proprie azioni, ovvero agisce per il bene comune, per migliorare l’ambiente intorno a sè e per aiutare il prossimo senza fini egoistici. Questo atteggiamento mentale, molto difficile da sviluppare all’inizio, porta la coscienza dell’individuo ad abbracciare una visione dell’esistenza più ampia e quindi ad evolversi. Per questo motivo la maggior parte dei Maestri Spirituali della tradizione Yoga, incoraggiano i propri discepoli a dedicare buona parte delle proprie energie al volontariato.
Il Jinana Yoga, lo yoga della conoscenza, si è sviluppato attorno allo studio sistematico delle scritture antiche legate allo yoga. Sono molti i testi di riferimento che descrivono nei dettagli questa diciplina e, nel corso dei secoli, sono stati compilati e spiegati dai Rishi, i saggi e i veggenti legati alla tradizione. Lo studio di questi testi comporta uno sforzo notevole per assimilare concetti profondi e permette alla mente di evolversi e comprendere le verità sottili relative all’esistenza. Citiamo due testi fondamentali per questo studio: “Bhagavad Giita”, “Patanjali Yoga Sutra”
il Bhakti Yoga, lo yoga della devozione, si sviluppa attorno alle pratiche appunto “devozionali”. La devozione è l’emozione che si sperimenta quando il nostro cuore comincia a battere con il ritmo dell’Amore Incondizionato. Questo tipo di Amore è difficile da trovare nella dimensione quotidiana in cui siamo abituati ad aspettarci sempre qualcosa in cambio del nostro affetto e delle nostre azioni. Le pratiche del Bhakti Yoga hanno lo scopo di portare il cuore verso l’aspetto Divino dell’esistenza e sintonizzarlo su di esso. Attraverso il contato con la sorgente dell’Amore Incondizionato, la coscienza dell’individuo si evolve. Queste pratiche sono spesso legate alla musica, i Bhajan, ed il Kiirtan ne fanno parte.
L’insieme di questi primi tre filoni spirituali legati allo yoga viene descritto da Patanjali (un saggio dell’antichità che ha codificato lo yoga) come Kriya Yoga, il termine Kriya infatti è traducibile come “movimento” e qui sta ad intendere che la pratica di tutti e tre questi aspetti dello yoga, fa muovere il praticante lungo il sentiero dell’evoluzione della coscienza.
Dagli altri anga (membra) dello yoga, possiamo risalire a come sono nate altri modi di affrontare la disciplina:
l’Hatha Yoga è forse il sistema più conosciuto ai nostri giorni: si sviluppa intorno alle asana, le posizioni, e alle tecniche di respirazione, pranayama.

Oggi questo sistema è spesso praticato in modo semplificato  ma in antichità comprendeva esercizi anche estremi che avevano la finalità di provocare un radicale cambiamento nella fisiologia corporea per portare la mente verso stati di coscienza diversi.

Il Raja Yoga, lo yoga regale, è in pratica il processo meditativo con tutte le sue parti e diversi yogi nel corso dei secoli si sono dedicati e si dedicano tutt’oggi a questo modo di praticare ritirandosi sulle montagne e nelle foreste in isolamento per potersi dedicare totalmente alla meditazione. Tuttavia per dedicarsi con successo alla meditazione non è necessario isolarsi dalla società.

Altre codifiche meno diffuse sono le seguenti:
Laya Yoga, la pratica del riassorbimento: attraverso particolari tecniche meditative lo yogi che pratica questa forma di percorso impara a riassorbire la sua mente nei livelli più interni dell’esistenza individuale favorendo l’espansione della coscienza.
Nada Yoga, lo yoga del suono, attraverso il suono è possibile raggiungere uno sviluppo della propria coscienza.
Svara Yoga, questa forma particolare si basa sulla consapevolezza del flusso del respiro attraverso le narici e ha lo scopo di guidare il praticante nel compiere le varie attività della vita quotidiana in modo che siano sincronizzate con il flusso dell’energia vitale. Si basa su un antico testo chiamato Shivasvarodaya.

Esistono poi molteplici altri modi più moderni di praticare yoga. Siamo bravi negli eccessi e abbiamo usato il benessere psico-fisico per generare mode che si rifanno alle pratiche delle antiche tradizioni orientali. Le pratiche vengono trasformate, divise, confezionate per bisogno o per appartenenza, con l’inevitabile effetto  di aumentare certi benefici a discapito della loro vera funzione profonda. Conoscere le basi di quello che facciamo tradizione ci aiuterà a orientarci e capire cosa ci viene proposto.

Leggi anche questa intervista a M.G. Satchidananda

L’albero dello Yoga, B.K.S. Iyengar
I Sutra del Kriya Yoga di Patanjali e dei Siddha, M.G. Satchidananda
Yoga, disciplina di felicità, M.A. Simontacchi

Share this post

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email