“La meditazione non è yoga!”

Per quanto siamo abituati a pensare allo yoga come una serie di esercizi di stretching, in realtà è un impianto molto più complesso che comprende esercizi di meditazione profonda, da praticare ad occhi chiusi. Tradizionalmente lo yoga è considerato uno stato della mente più che un esercizio per il corpo.
Il riferimento principale di questa antica scienza della vita sono gli Yoga Sutra di Patanjali, 195 brevi aforismi. Il secondo sutra definisce lo Yoga
yogash chitta-vritti-nirodhah” che possiamo tradurre con “Lo yoga è la cessazione dell’identificazione con le attività della mente”.

Patanjali descrive tutti gli aspetti dello yoga, divisi in  yamas e niyamas. Leggi questo articolo di Marco Arjuna su Yama e Niyama.

Le ultime quattro membra (pratyahara, dharana, dhyana e samadhi) riguardano la meditazione.  Pratyahara è la preparazione della mente alla calma: quando i sensi sono attivi siamo rivolti al mondo esterno. Ci sono diversi metodi per il ritiro dei sensi, concentrando la mente. La ripetizione di canti e mantra aiuta a ritrarsi dal mondo esterno per riposare nel nostro mondo interiore.

Molte tecniche di meditazione riguardano dharana, poche hanno a che fare con dhyana poiché ne consegue direttamente. Per dharana si intende concentrazione o stabilità: prendere un oggetto di meditazione e concentrarsi su di esso, come concentrarsi su una singola goccia d’acqua. Dharana è uno stato della mente superficiale che si disciplina.
Dhyana è diverso, e privo di sforzo e di concentrazione. Nel dhyana siamo l’oggetto della meditazione.

La pratica dello yoga integrale permette di avere una mente calma, un cuore in pace, la capacità di agire dai livelli più profondi dell’intelligenza.

Patanjali descrive l’esperienza ultima dello yoga integrale come samadhi, uno stato in cui non ci sono pensieri e non c’è alcun oggetto di meditazione, la mente è stabile in uno stato di pura consapevolezza.

Meditare assomiglia ad imparare a nuotare, si rischia di fare troppa fatica e sentirsi semplicemente affondare. Eppure con fiducia e giuste istruzioni, si impara a nuotare senza sforzo. Col tempo, anche la meditazione diventa senza sforzo.

Di solito, quando si inizia a imparare a meditare, un’enorme causa di distrazione è il disagio fisico. Non è facile stare seduti fermi, in una posizione comoda e stabile. Mantenere ferma la mente è un conto, tutt’altro conto è mantenere fermo il corpo. Raggiungere la calma fisica è un grande risultato.

La maggior parte degli aspiranti e allievi non ci riescono. Stanno seduti dimenandosi o si tengono così occupati da non trovare il tempo di sedersi sul loro cuscino di meditazione. E quando lo fanno, saltano su dopo pochi minuti con qualcos’altro da fare. La maggior parte delle persone credono che essere occupati sia superiore all’essere fermi. Pochi si rendono conto del grande valore della capacità di rimanere fermi. Infatti il corpo, bloccato e teso per il dolore fisico ed emotivo inizialmente rifiuta di farci stare fermi durante la meditazione.

M.G. Satchidananda e D. Ahlund, La Grazia del Kriya Yoga di Babaji

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