Yoga in Stanza di Sale

La metafora della stanza di sale: cambiare prospettiva.

Le abitudini, anche quelle che sembrano innocue come andare a una classe yoga, nascondono il pericolo di farci perdere di vista l’obiettivo e la motivazione.

Non si tratta di cercare una prestazione fisica, ma di usare la pratica per favorire  una più attenta e profonda respirazione. Attraverso il respiro cambiamo prospettiva, diventiamo più consapevoli del modo in cui eseguiamo le posture e iniziamo a vedere i nostri schemi mentali. La consapevolezza, allenata, ci permette di individuare e abbandonare gli schemi che non sono funzionali per noi.Fare yoga in stanza di sale ci carica di ioni negativi, che agiscono vigorosamente per ripulire il sistema energetico, duplicando gli effetti della respirazione completa. Sappiamo anche che la terapia in stanza di sale è efficace contro asma, psoriasi e disturbi del sonno.

In fondo, gli ioni negativi sono i mattoni di quella che siamo abituati a definire energia positiva: sono presenti in natura e favoriscono chiarezza di pensiero, centratura e radicamento della nostra forza vitale.

Chiarezza, centratura, radicamento e stabilità del corpo sono anche lo scopo della pratica yoga. Magari siamo abituati alla solita classe yoga, nel solito posto, con la stessa prospettiva e le stesse persone. Chiediamoci sempre se siamo nella nostra zona comoda e se stiamo creando nuovi schemi fissi.

Non c’è una forma fissa di yoga con me non c’è una formula fissa di pensiero: usiamo lo yoga per individuare sciogliere i nodi degli schemi mentali, solo così la nostra pratica diventa sempre più profonda e integrale.

Facciamo l’esempio di Svanasana: siamo concentrati sulla parte posteriore delle gambe, sui talloni e sul corretto allungamento della schiena, ma dov’è il respiro? La respirazione corretta spinge il diaframma in alto e in questa posizione la sua azione si svolge sotto il peso degli organi, quindi il diaframma si sta allenando e rinforzando come qualsiasi muscolo sottoposto ad azione ripetuta.

Lo scopo non è battere il corpo, ma sentirsi vivi e fluidi.

Lo scopo è integrare l’intenzione nelle posture, sperimentare su di sé che quello che accade nel corpo agisce sulla mente, e viceversa, e il ponte che permette questo legame è il respiro.

Evitiamo di creare nuovi attaccamenti, sia al nostro modo di eseguire le posture che agli schemi mentali e anche alla pratica dello yoga come la conosciamo.

Se restiamo aperti e presenti, liberi dall’idea fissa che c’è un solo modo di praticare (il nostro!) siamo pronti ad ampliare la nostra prospettiva per cogliere le occasioni di crescita che sono lì per noi.

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