Nel famoso discorso all’università di Stanford, Jobs parlava di unire i puntini:


Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro.
Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro.

Incontri

L’occasione fu un breve corso sulla Numerologia. Nel 1997 mi trovai in un seminario di tre weekend in cui “la terapeuta guida il partecipante verso una chiarezza certa in relazione al cammino personale da scoprire”. Per la prima volta nella vita pratico alcune meditazioni, e ricevo risposte importanti.
Era scattato qualcosa, che non sapevo decifrare. Al termine del percorso, ognuno di noi venne invitato a scriversi una lettera. La mia mi fu spedita due anni dopo e da allora è sopravvissuta a due traslochi, e anche se non so mai dove si trova, quando serve spunta da qualche libro o scaffale.
“[questa energia] C’è e la voglio conoscere. La voglio liberare ed imparare ad usarla, non posso più fingere che non esista. Forse è proprio questa sua enorme potenza che mi ha spaventata. Sento di dover sgrossare questa energia di tutto ciò che non le appartiene, per quanto ciò possa procurare dolore o conflitto. Non sono arrivata da nessuna parte. E’ solo l’inizio del mio viaggio.”

Disciplina

Lo Yoga arriva nel 2000, travolgente. La mia personale sfida era semplicemente non mollare: giudizi, senso di inadeguatezza, indolenza erano i miei ostacoli. Ci ho fatto pace, e superarli in classe è stato anche superarli nella vita, che poi continua a metterci all prova proprio sugli stessi temi.
Nel 2007 incontro il Kriya Yoga di Babaji, una tradizione che fornisce tecniche da applicare quotidianamente: inizia così una nuova fase in cui la disciplina e l’impegno diventano totalmente personali.

Condividere per approfondire

Nel 2010, una serie di eventi casuali mi porta all’insegnamento, che all’inizio è uno strumento per riprendere gli studi e le pratiche in modo regolare. Anno dopo anno, da palestre fitness a centri olistici, palestre comunali, parchi e centri yoga, ho passato oltre 1000 ore in classe. Ho avuto il privilegio di vedere persone che fioriscono, trovano la propria strada, ricordano chi sono, si scoprono persone migliori.
Non succede sempre e non succede subito, ma quando succede…è la magia della sincronicità, lo specchio che riflette il meglio di noi proprio quando è lì, pronto ad uscire. È una danza fra anime che cercano la chiave per guardare oltre la personalità, una danza di liberazione.

Contatto con il corpo

C’è un immaginario collettivo fatto di Yogi flessuose in top e shorts. E c’è la realtà.
La mia storia è quella di tante, tantissime donne. Sovrappeso e scarsa abitudine al movimento avevano reso il corpo uno sconosciuto. Era naturale evitare il confronto fisico, mettere distanza fra me e gli altri, fra me e le emozioni.
Attraverso lo Yoga ho esplorato per la prima volta il potenziale del mio corpo, ho trovato il mio confine e sperimentato la costanza, che negli anni è diventata disciplina in classe e nella vita.
Sono cambiate, gradualmente e senza sforzo, le mie abitudini alimentari. Nessuna dieta o medicina ci era riuscita, ne ho provate numerose.
La pratica continua ha portato la consapevolezza nel rapporto con il cibo e con le emozioni, con il risultato finale di un metabolismo più veloce tanto sul piano fisico quanto in quello emotivo.
Ho toccato con le mie mani che mente e corpo sono un organismo unico e mutevole, che come è dentro così è fuori e viceversa.

Emozioni

Si tende a pensare che lo Yoga sia rilassante, ma non è sempre vero e non per tutti.
Credo piuttosto che sia un’opportunità di andare oltre i propri confini: fare Yoga sarà calmante per chi tende ad essere iperattivo, sarà invece una spinta attiva per chi tende all’inerzia.
Nel contesto protetto dello Yoga lasciamo emergere emozioni nuove, impariamo a conoscerle e possiamo capire se e quando ne siamo soggiogati, e decidere cosa farne. Acquisiamo gli strumenti per osservarci con neutralità, analizzando cosa ci spinge ad agire e superando gradualmente la rigida logica delle categorie, della divisione.
Educata nel rifiuto del conflitto e delle emozioni negative, per me i primi anni di pratica sono stati gli anni della rabbia: al termine di ogni lezione ero su tutte le furie, nonostante partecipassi sempre con le migliori intenzioni. Oggi, dopo 15 anni, ho smesso di giudicare “buona” l’assenza di conflitto e “cattivo” il conflitto. Ho smesso di credere che essere buoni sia uguale ad esser giusti.

Attrazione

Lo Yoga rende responsabili, nel senso più profondo e impietoso del termine. “Tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che pensiamo”. Ho fatto esperienza del nostro potere creativo: le immagini che ho lasciato emergere durante le pratiche sono diventate elementi costitutivi della mia realtà.
Senza intervento conscio della mente, la candela a forma di loto su cui mi concentravo è diventata un altare in una sala da yoga. Dopo un anno insegnavo in una palestra e in un centro olistico. Mi è successo di visualizzare una posizione di equilibrio sulle braccia, che temevo perchè pensavo di non saperla fare; ora è una delle posizioni più naturali. Ho meditato con l’immagine di alcuni mala, e qualche mese dopo sono entrati nella mia vita.
Espongo queste tappe con profonda gratitudine, con l’impressione di avere a che fare con una corrente ad altissima frequenza, con cui ho un rispettoso timore ad entrare in contatto.
Pare che l’unico libro sull’iPad di Steve Jobs fosse l’Autobiografia di uno Yogi.
E’ invece certo che al suo funerale, ad ognuno dei presenti è stata donata una copia.

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